09/07/09

21 luglio: PoeTango in Piazza, spettacolo di Poesia, Tango e Musica

Continuano gli eventi organizzati da Amarcord caffetteria in collaborazione con Aestene e DoppioClickArt per la rassegna Degustando la Cultura.
Il 21 luglio, alle ore 20.30, piazza Bracci, la piazza principale del comune di San Lazzaro, sarà lo scenario di POETANGO, uno spettacolo di Poesia, Tango e Musica, accompagnato da una ricca menù per una cena unica nel suo genere.
La poetessa Cinzia Demi leggerà poesie di Garcia Lorca, Pablo Neruda e testi dal suo libro " Il tratto che ci unisce". Alla chitarra ci sarà il maestro Riccardo Farolfi e i ballerini Monica Caselli ed Antonello Rocchetta allieteranno con esibizioni di tango argentino.
E' gradita la prenotazione per un massimo di 100 persone. Il costo dello spettacolo e della cena è di 35 euro.
Per informazioni e prenotazioni: 051.627.17.62, info@aestene.com , http://www.aestene.com/

06/07/09

Ibiza: alla scoperta dell' Isla Blanca tra luoghi magici e antiche profezie

Viaggio alla scoperta delle meraviglie naturali, storiche ed archeologiche dell'isla blanca, gli antichi simboli di Ibiza, antica colonia cartaginese dove nacque Annibale.
ma anche isola di antiche profezie: isola magica e luogo energetico, rifugio per l'umanità. Nostradamus ce ne parla nel XV sec. nelle sue profezie
Iside, Astarte e Tanit, alla ricerca dei simboli del culto femminile e lunare nei luoghi immersi nella natura, tra grotte naturali e manufatti archeologici.

Ibiza, terza per grandezza delle isole baleari con i sui 48 km di estensione, oggi è una delle mete turistiche indiscusse ed amate del mare Mediterraneo non solo per i suoi divertimenti e la vita notturna ma anche per le sue meraviglie storico, archeologiche e naturalistiche, patrimonio dell' umanità dal 1999.
Avventurarsi all' interno dell' isola per i campi di terra rossa che contrastano i bianchi mandorli in fiore in primavera, nei boschi profumati dai pini o per le scogliere del nord, risulta essere un' esperianza unica anche per il viaggiatore più esigente, perchè Ibiza, nonostante sia un'isola del Mediterraneo ha in sè il profumo dell' oriente e dell' esotico, degli antichi colonizzatori fenici, dei greci, ma anche di tutti coloro che in Ibiza hanno trovato un luogo di pace in cui vivere spinti dalla corrente new age e hippy degli anni 60.
Sin dai tempi più antichi la posizione così centrale nel mediterraneo fecero di Ibiza il luogo di incontro e di multiculturalità: basti pensare che già nel IV sec. a.C arrivò ad avere fino a 5000 abitanti.
Dai greci veniva chiamata Pithyusa per la numerose e fitte pinete, i romani la chiamarono EBUSUS, ma i primi e più importanti colonizzatori dell'isola furono i fenici, che chiamarono l'isola Ibosim, nome che deriva dal dio egizio del fuoco Bes.
Numerose sono le leggende sull'isola come quella che vuole che abbia dato i natali al grande condottiero Annibale o che gli egizi vi giunsero alla ricerca del materiale per costruire le piramidi.
La sua fondazione del 654 a.C. si deve ai colonizzatori fenici già presenti sull'isola dal II sec. a.C. e che ritenevano che fosse un'isola vegliata e benedetta dagli dei.
Essi lasciarono numerose tracce della loro dominazione fino alla conquista romana che avvenne nel 79 d.C. e l'isola venne chiamata Ebusos.
Dell'epoca fenicio-punica rimangono sull'isola molte tracce archeologiche significative tra cui la necropoli del Puig d'en Molins, che rappresenta la più grande necropoli fenicio punica mai ritrovata con le sue 3000 tombe a ipogeo: il cimitero dell'isola di Ibiza per tutta l'antichità.
Si trova, assieme al museo mongorafico, nel centro della città di Ibiza, vicino avenida de Espana, proprio al lato dove sorgeva l'insediamento cittadino, in quanto per i fenici lo spazio dei vivi era sempre accanto allo spazio per i morti.
Altri insediamenti sono sparsi nell'isola tra i quali spicca la grotta di Sa Cuyeram in cui veniva adorata la dea Tanit.
La grotta si trova nella parte nord- est dell' isola, non lontano da cala San Vicente, percorrendo a piedi un sentiero in mezzo alla pineta: vale la pena andare proprio per scoprire come Ibiza sia uno scrigno al cui interno vivono tesori immortali.
La dea Tanit rappresentava la dea della fertilità e dell' abbondanza e le staute votive che la rappresentavano sono conservate all'interno del museo archeologico: ci riportano ad un antico culto primordiale che vedeva la Dea, una grande madre, come fondamento spirituale della comunità.
La sincronicità ci fa ricordare Iside, Astarte, tutte icone e simbolo di un' unica energia femminile che nella grotta di Sa Cuyeram veniva venerata e adorata, e in cui ancora oggi si può sentirne il ricordo visto che gli abitanti dell’isola e i turisti portano fiori e fanno piccole piramidi con le pietre come si usa fare anche nelle Ande per avere la protezione degli dei.
Se per l'epoca romana possiamo menzionare il sito di es Pou des Lleò, nei pressi di Santa Elularia nella parte sud- est dell’ isola, dove veniva prodotta la porpora a livello industriale, tanto da far denominare Ibiza dagli studiosi "industria romana della moda", i vandali, i bizantini e i visigoti portarono un periodo oscuro all'isola che si risollevò solo nel VII d.C con la conquista araba, dove prese il nome di Yebisah o Iabissa.
Infine nel 1235 la conquista catalana da parte di Guillem de Montfrì, che aveva ricevuto il benestare da Jaume I, riportò l'isola sotto il dominio spagnolo sconfiggendo i saraceni.
Dalt Vila, il centro cittadino, è riconosciuto dall' Unesco come la fortezza costiera meglio conservata del mediterraneo il cui aspetto attuale è del XVI secolo ad opera dell' architetto italiano Calvi e che sorse sulle vestigia dell' insediamento fenicio punico: come era solito, la cattedrale nella parte alta del centro urbano sorse sulle vestigia di un antico tempio, probabilmente dedicato alla dea Astarte.
Si entra nella parte fortificata della città dalla porta di Ses Taules, salendo per le strette e tipiche vie che portano fino alla parte più alta dove sorge la cattedrale e il museo archeologico.
Per gli amanti del misticismo e dei fatti più inspiegabili anche Ibiza ha il suo luogo misterioso: il picco roccioso di Es Vedrà che sorge a 2 km dalla costa ibizenca nella parte sud- ovest stagliandosi dall' acqua con i sui 382 mt di altezza rappresenta un luogo magico dove a detta di molti furono avvistati Ufo, fasce concentriche luminose e dove la bussola perde ogni controllo come avviene nel triangolo delle Bermuda.
La leggenda rimanda questo luogo ai tempi di Atlantide, all' incontro fra Odisseo e le sirene o forse all'antica e perduta isola della dea cartaginese Tanit, ma di certo sappiamo che un frate carmelitano, Don Francisco Palau, colui che in seguito fondò l'ordine delle suore carmelitane, visse in eremitaggio in una grotta dell'isola di Es Vedrà tanto da potere osservare e tramandare numerosi di questi fenomeni inspiegabili oltre che di esperienze mistiche in cui nei momenti di meditazione gli apparivano esseri luminosi.
Rimane ancora oggi una grotta nei pressi di Cala d' Hort ferquentata sin dai tempi degli hippy che cercavano in questo luogo la pace, la spiritualità e il misticismo.
Per raggiungere questo luogo prendete la strada che va da Ibiza a San Josè, direzione cala d’Hort e si troverà poi un sentiero che raggiunge la suddetta grotta e infine il mare proprio di fronte a Es Vedrà.
Lo stesso Nostradamus nel XV secolo parlò di Ibiza nelle sue profezie dicendo che rappresenterà il luogo di salvezza della terra nel caso di una guerra nucleare, grazie alle strane correnti dei suoi venti.
Ricordiamo inoltre le bellezze paesaggistiche che si possono ammirare nell’ isola, dalle stupende spiagge come cala Comta o cala Salada, alle Saline che producono l’oro bianco, il famoso sale di Ibiza, e il parco naturale dell’ isola che presenta una immensa varietà di flora e fauna.
Questa è la vera Ibiza, un’ isola spettacolare a 360°, pace o divertimento, archeologia e natura, un luogo per passarci due giorni oppure una vita intera.



( articolo pubblicato sulla rivista Turisti per Caso Magazine, giugno 2009)

29/06/09

Alimentazione: il cibo è vita e salute, ma sappiamo veramente cosa stiamo mangiando?

Ultimamente una parte del mio interesse di studio è rivolto a tutto ciò che riguarda l' alimentazione, e premetto, per non destare equivoci, che non sono una esperta o un medico, ma lo faccio per diletto personale e per migliorare per quanto sia possibile la mia salute psico-fisica.
Vorrei raccontare un' esperienza personale che poi nel corso degli anni ha trovato solide conferme, questo per dire che tutti noi, anche in modo istintivo e " incosciente" riusciamo a percepire dall' universo dei percorsi da percorrere.
Era il 2005, notte di luna piena in ariete, a Barcellona: parlando con un caro amico il cui padre è nel settore della medicina alternativa, rimedi naturali e informazione ( per chi sa lo spagnolo consiglio il sito www.ecoaldea.com) mi parla della dieta dello sciroppo d'acero, più che dieta un vero e proprio digiuno controllato, da mettere in pratica nei momenti in cui si vuole purificare il proprio corpo mantenendone la forza, per affrontare la vita quotidiana.
Io avevo già intrapreso un piccolo sentiero di consapevolezza, e seguendo il mio cuore e non sicuramente l' opinione collettiva ho deciso di provare questa " esperienza", perchè proprio di una esperienza si è trattata.
Dopo molti anni ho iniziato a leggere sui regimi aliementari, rendendomi conto di quanto un digiuno controllato, anche con sola frutta o verdura, possa essere benefico per il fisico.
Ma torno alla mia esperienza personale per non addentrarmi in campi in cui non sarei competente. 
Sicuramente quello che notai che dopo qualche giorno in cui il mio cibo vitale era solo liquido e preparato con questo ricchissimo sciroppo d'acero, mi sentivo forte, avevo una lucidità mentale inaspettata e una euforia di fondo quasi inspiegabile.
L'unica cosa che realmente mi mancava era il cibo come aggregante sociale e temporale: lo scandire la giornata e le pause a seconda del mangiare, l'andare a cena fuori con gli amici, il masticare.
Sono riuscita ad arrivare alla fine dei giorni che mi ero prestabilita, imparando anche a convivere con una grande forza di volontà e soprattutto agli attacchi, anche corretti e comprensibili, di tutti coloro che vedevano la cosa come troppo pericolosa e fuori dal normale.
Le mie conclusione a questa esperienza sono state molteplici e sempre in evoluzione nel corso degli anni: ho imparato a rispettare ciò che mangio, a mangiare il giusto perchè tanto il corpo ha notevoli riserve e solitamente l' uomo mangia 4 volte tanto di quello di cui realmente ha bisogno, ho capito perchè si fanno i digiuni spirituali, vista la lucidità e la purezza mentale che si prova, e ovviamente una ritrovata forma fisica ma non per vaità quanto per salute.
Devo dire che quello è stato un punto di svolta molto importante e del quale godo ancora i benefici anche se agli occhi esterni a volte possono sembrare sacrifici, almeno in una società in cui l' esagerazione e il consumo fanno parte della vita quotidiana.
Posso assicurare che quando vai fuori con gli amici, e invece di strafogarti di tutto e di più, mangi il giusto e magari chiedi una tisana a fine pasto, dai l'impressione di essere malata e poco amante dei piaceri della vita. Ma è veramente così???
Viviamo in una società in cui ormai il normale è surreale, e in cui la salute nell' alimentazione ancora non è di dominio pubblico.
Il cibo deve essere la nostra medicina e la nostra medicina il cibo: una corretta alimentazione ci mantiene in salute.
Riprenderò più avanti questo argomento perchè mi sta particolarmente a cuore e posto qua sotto un video un pò allarmante su quello che sarà il codice alimentare nel futuro.
Si può mangiare di tutto, non sono qua a consigliare diete o regimi dietetici particolari: il mio consiglio è una giusta moderazione, sapere sempre cosa stiamo mangiando, che cosa ci propinano all' interno del cibo che andiamo a comprare al supermercato, leggere sempre tutti gli ingredienti, se possibile preferire il biologico, la frutta e verdura di stagione e soprattutto INFORMARSI, INFORMARSI, INFORMARSI!!!!


25/06/09

La vita è come un gara in bicicletta...

La vita è come una gara in bicicletta con salite, discese e pianure, una gara non per competere e primeggiare, ma una gara per coloro che hanno preso coscienza dell' importanza di percorrere un cammino personale e spirituale.
E quale potrebbe essere il premio per la nostra vittoria? Una coppa d'oro? Forse si, potrebbe proprio essere una coppa, magari il Graal, inteso non come oggetto materiale ma come pienezza dell' anima, coscienza e conoscenza, e forse solo nel momento della nostra tarsformazione fisica a pura energia ci renderemo conto che la gara è finita e che comunque ne saremmo usciti vittoriosi: chi parte per l'avventura, vince sempre.
Nel cammino per arrivare alla consapevolezza della nostra persona, intesa come unione fra corpo e anima, la partenza è forse il passo più difficile, perchè bisogna capire la gare nella quale vogliamo competere in questa nostra vita, se sia solamente una gara per arrivare ad aspirazioni puramente materialistiche o le nostre mire vanno altrove, per esempio alla nostra realizzazione interiore.
Dopo che abbiamo compreso quale sia il percorso che in questa nostra incarnazione vogliamo perseguire dobbiamo imparare a sentire noi stessi, capire le nostre potenzialità, capire quando dobbiamo andare avanti con più forza e quando dobbiamo fermarci per realizzare dentro di noi ciò che abbiamo appena assorbito: dobbiamo metabolizzare le conoscenze perchè possano diventare utile coscienza.
Iniziamo la nostra avventura in pianura, senza difficoltà, troviamo tutto positivo, pensiamo di avere fatto la scelta più giusta senza nessun dubbioe timore. Troviamo finalemnte persone che come noi viaggiano sulla stessa strada e con cui riusciamo ad avere una perfetta intesa anche senza esserci mai visti primi: questa aggregazione ci fa sentire forti, ma è questa la vera forza di cui abbiamo bisogno? Eh no!!
Sono i primi momenti della salita quelli duri ma importanti, quelli in cui perdiamo la speranza , in cui non vediamo la cima della montagna e troveremmo come soluzione più facile girarci indietro e riscendere a valle. E' proprio in quei momenti che bisogna cercare di vedere l'arrivo anche quando sembra lontano, stringere i denti, trovare la nostra verza forza interiore, essere umili e sapere chiedere aiuto al compagno vicino a noi che potrebbe darci una spinta, o consigliarci di scendere dalla bici per un piccolo pezzo di strada, ma sempre guardando in avanti per raggiungere la meta, o meglio una delle tappe di questa nostra gara.
Ed è proprio questa spinta interiore che ci farà arrivare a pochi metri dalla cima, vedere in alto la luce del sole, e finalmente vedere tutta la valle, dietro alla montagna, come l'aquila che dall'alto ha la chiara visione del mondo sottostante: la valle rappresenta per noi una prima presa di coscienza, l' avere tolto i primi veli dai nostri occhi, l'avere raggiunto il primo grado di consapevolezza. Quale gioia ed immensa felicità pervade il nostro corpo e il nostro Io di fronte a tale visione? Ne godiamo i benefici per tutta la discesa, ci ricarichiamo e condividiamo con chi come noi scende felice senza troppo sforzo fisico, ma con grande apertura di amore, consapevoli che questo pensiero gioioso dovrà seguirci anche in tutte quei momenti duri che verrano in seguito.
La vita è così, sarà sempre una salita e una discesa o viceversa, sta a noi decidere in che modo affrontarla, abbiamo pieno potere decisionale, nessuno e dico nessuno può decidere per noi: solo il nostro inconscio decide per noi quello che sarà il percorso che dobbiamo affrontare ma più andiamo avanti, più togliamo veli, più raggiungiamo una verità interiore e più ci renderemo conto che le salite diminuiscono e non perchè avremo meno difficoltà ma perchè sapremo affrontarle diversamente, con altri punti di vista che ci faranno vedere anche le montagne più ripide come dolci colline.